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Giornata FAI d’autunno

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Per educare alla bellezza del luogo e dell’arte…tutti a Casa Niscima

Anche quest’anno gli allievi della Montessori  per scoprire la storia, le persone, le ricchezze e le abitudini del luogo natio; in continuità con gli anni precedenti, hanno adottato un monumento (Palazzo Niscima) diventando apprendisti ciceroni nel territorio in cui vivono. Questo viaggio tra cultura, natura, storia, divertimento e vita è stato intrapreso dalla scuola con lo scopo di tutelare e valorizzare il patrimonio d’arte e natura locale, educare e sensibilizzare la collettività, vigilare e intervenire sul territorio in cui si opera, costruire una cittadinanza attiva e responsabile in grado di riflettere sul senso della storia come memoria da salvaguardare e sul senso della bellezza come patrimonio da osservare e di cui fruire per sempre. Il nostro progetto ha preso forma dalla lettura del racconto dello storico Randazzini, il quale, parlando de “La tumultuazione dei creduti giacobini a Caltagirone nel 1799”, inserisce la storia della povera baronessa di Niscima, uccisa a causa dei disordini provocati dalla rivolta del popolo contro i nobili Il Randazzini considera rei gli ideali della Rivoluzione francese che, mettendo in dubbio i privilegi consolidati e atavici degli aristocratici, muove il popolo a ribellarsi con violenza contro coloro che erano considerati da sempre superiori. In un contesto che sa di cronaca e giallo insieme, i nostri apprendisti ciceroni hanno introdotto il Settecento a Caltagirone dal punto di vista filosofico, politico, sociale e culturale e, divenendo attori di un processo conoscitivo, si sono cimentati non solo nell’esposizione dei fatti storici, ma hanno anche animato il quartiere, in cui è ubicato il palazzo, presentando i fatti come i vecchi cantastorie. Attraverso la narrazione degli eventi abbiamo voluto sottolineare quanto i luoghi e l’arte testimonino i principi nati in seno alla rivoluzione francese, valori che oggi sono condivisi e consolidati nella cultura laica e democratica della nostra società: la tolleranza, l’accoglienza e il rispetto del diverso. In Sicilia le idee illuministe crearono una spaccatura all’interno del ceto nobiliare, che si divise in due fazioni: da un lato i reazionari, conservatori e custodi dei privilegi ricevuti, vestiti alla spagnola, dall’altro i giacobini rivoluzionari, che vestivano alla francese, i quali erano aperti al nuovo modo di pensare e diffondevano queste idee avanzate. La reazione dei sovrani in tutta Europa fu intransigente e dopo gli eventi del 1789, nel regno delle due Sicilie, Ferdinando IV di Borbone e Maria Carolina, sorella di Maria Antonietta di Francia, vivevano nel terrore che potesse succedere nel loro regno un episodio analogo a quello francese. La regina Maria Carolina, perciò, decise, mentre si trovava a Palermo, in esilio con il marito, di provocare piccoli tumulti nel popolo contro i nobili siciliani, con idee francesi, inviando nelle città dell’isola alcune spie. Gli uomini mandati dalla regina accesero sommosse ed insurrezioni, tanto da sollevare il popolo, che gridava viva il re e la Santa Fede, contro i creduti giacobini. A Caltagirone i popolani, spinti dalle spie, si recarono quindi nei palazzi dei nobili, che, impauriti, scapparono e trovarono rifugio nei loro feudi o nei monasteri. I nobili catturati vennero messi nel carcere borbonico per essere giustiziati. Da Palermo allora arriva il principe di Cutò, che libera i prigionieri ed arresta il popolo insorto. Queste giornate furono terribili perché molti popolani furono giustiziati. Le cronache processuali di quei tempi parlano di un delitto efferato contro la baronessa di Niscima; suo marito era fuggito per mettersi in salvo e lei, come le altre donne nobili del paese era rimasta a guardia del palazzo ed era solita passare la giornata nella sua dimora mentre la sera era ospite dei suoi servi, a cui era particolarmente legata. La baronessa aveva molti gioielli al monte di pietà, una sorta di banca, pertanto, spaventata dai tumulti, volle ritirare le sue gioie condividendo questo segreto con la cameriera personale, sua consigliera amica e fidata. La serva veniva da Palagonia e viveva con il figlio, il marito ed il cognato. Una notte accadde che la baronessa fu trovata sgozzata e i suoi gioielli spariti. Del furto e dell’efferato e scellerato delitto furono accusati i suoi “familiari”. L’episodio era accaduto per la confusione di principi ed ideali; pertanto i giudici ritennero che questo delitto fu il frutto della perdita dei valori basati sul rispetto dei ruoli ricoperti in modo atavico. I tre servi furono decapitati: capo e mani furono esposti in pubblica piazza, come monito exemplum ad agire. La tumultuazione provocò nei nobili molta paura, tanto che molti di loro lasciarono Caltagirone e i loro palazzi, per trasferirsi nelle città presidiate dall’esercito come Palermo, Catania e Messina, provocando gravi danni così all’economia calatina.

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Casa Niscima non ha avuto un architetto perché era abitata da nobili di seconda classe, presenta due portoni affiancati: uno per accedere al piano nobiliare, l’altro per accedere ai magazzini, dove venivano riposte le dispense dell’annata. La struttura del palazzo è tardo-settecentesca, con poca scenografia rispetto all’urbanistica calatina, che è di tipo teatrale. Nel retro del palazzo c’è una balconata, oggi ostruita da un palazzo, che un tempo ospitava gente elegante e nobile; da sotto i popolani guardavano la balconata a mo’ di vetrina.

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Tra passato e presente, l’eredità della rivoluzione francese nei valori della cultura laica e democratica: dalla Dichiarazione dei Diritti del Cittadino ai principi delle carte costituzionali contemporanee.

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Con questi pannelli figurativi i giovani ciceroni hanno illustrato la vita quotidiana della nobiltà calatina del secondo Settecento.

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L’Illuminismo di Di Blasi e De Cosmi in Sicilia tra idee e riforme.

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Da ciceroni a cantastorie  per declamare l’efferato assassinio della baronessa di Niscima, espressione del tumulto popolare, con la condanna dei responsabili…

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…e la storia de “Il principe di Cutò ca fici la liggi a modu sò“, per spiegare la violenza esercitata sul popolo. La narrazione è stata allietata dal suono delle percussioni, che hanno dato al racconto un’aura di leggenda e suspense insieme.

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L’educazione alla bellezza dei nostri ciceroni si conclude qua, ma nel corso dell’anno realizzeranno altri compiti di realtà, che li renderanno futuri cittadini consapevoli, in grado di fare scelte per il bene collettivo.

L’Addetto stampa

Elisabetta Forti

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