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Le parole dell’accoglienza: cultura, cambiamento, integrazione

Incontrarsi per condividere: impariamo a guardare l’altro, diverso da noi, come risorsa e ricchezza

Incontrarsi per condividere: impariamo a guardare l’altro, diverso da noi, come risorsa e ricchezza

Le parole dell’accoglienza: cultura, cambiamento, integrazione

Costruiamo insieme un nuovo umanesimo aperto al dialogo, alla socialità, alla tolleranza

Giovedì 4 aprile 2019, dalle ore 9,00 alle ore 11,30, presso la Sala “Luigi Romano” dell’Istituto Montessori, gli alunni delle classi terze e quelli del pon “Scrittori e giornalisti in gara” della scuola secondaria di primo grado hanno incontrato la dott.ssa Maria Giovanna Bertolami del FAMI (Fondo Asilo Migrazione e Integrazione Sicilia), nell’ambito del percorso didattico pluridisciplinare sul tema “Il viaggio” per promuovere attività volte al confronto e all’interazione con l’altro. Prima di spiegare le motivazione dell’esistenza del FAMI, la dott.ssa Bertolami ha intervistato i discenti, convenuti in auditorium, per sentire i progetti sul loro futuro; poi ha esibito agli stessi alcuni disegni, che illustravano, attraverso il volo delle rondini, lo spostamento dei pinguini verso il mare e i barconi sull’acqua, la migrazione. Dopo aver spiegato il concetto di spostamento come atto atavico dell’uomo, determinato da molteplici fattori: adattamento, economia, guerra, persecuzioni, povertà, desiderio di una vita migliore, l’avvocatessa ha precisato come vengono aiutati i migranti con atti concreti, ovvero assistenza in mare ed in terra con cose materiali per vivere, cure mediche per coloro che affrontano il viaggio della speranza, in condizioni disumane e inimmaginabili per il mondo occidentale, ma soprattutto la possibilità, aderendo al progetto di vita delle apposite strutture, di studiare, nel rispetto delle regole civili e sociali, per integrarsi in un tessuto culturale diverso da quello di provenienza. Il momento più vero e toccante è stato l’incontro con i due giovani africani convenuti per dare testimonianza della loro vita precedente al viaggio europeo e di quello che si aspettano dalla convivenza della loro cultura con la nostra. Uno senegalese, diciassettenne, ospite della struttura a Niscemi, studia per diventare elettricista, orfano ed in condizioni di povertà abbandona il tetto natio e la madre anziana per aspirare ad un’istruzione e ad ottenere un lavoro; l’altro, un ventisettenne del Mali, vive da molti anni a Niscemi e fa il mediatore culturale, grazie all’ospitalità ricevuta e alla buona volontà di studiare, integrarsi ed arricchirsi. I due giovani hanno raccontato l’Africa, una terra in cui permangono da tempo conflitti tra le etnie, contrasti religiosi, pluralità di dialetti, frutto delle diversità, povertà, sfruttamento, dove anche le azioni che a noi sembrano più scontate, quali prendere un bicchiere d’acqua, diventano, in una terra carente di strutture, gesti che richiedono tempo e fatica. Lo stesso possiamo dire per andare a scuola: gli studenti percorrono chilometri per raggiungere l’istituto; i più fortunati usano la bicicletta. Tutti gli astanti, però siamo rimasti colpiti da questa rivelazione: “nessuno di noi conosceva il mare, né tanto meno che l’acqua fosse salata, me ne sono accorto quando il gommone, sul quale mi trovavo per scappare dalla schiavitù inconsapevole in cui ero caduto, che ospitava 137 persone, si è fermato per problemi al motore ed è stato necessario bere.” Ha poi aggiunto che il gommone è affondato e solo in 37 hanno scampato la morte; lui, pur non sapendo nuotare si è aggrappato ad un bidone e poi una mano l’ha avviato ad altri lidi. Il nostro amico non desiderava venire in Italia, voleva solo lavorare perché aveva dei sogni nel cassetto: andare in Libia, dove sapeva di poter trovare occupazione, ma in quel luogo, per mesi, ha trovato solo falsi datori di lavoro, che non lo pagavano, anzi lo sfruttavano e lo vendevano ad altri amici della loro specie, che promettevano invano. Increduli e attoniti abbiamo ascoltato, ma soprattutto abbiamo guardato gli occhi belli di questi ragazzi, grati di quello che hanno ricevuto, esempio di volontà, sacrificio e desiderio di integrazione, senza perdere la propria identità socio culturale. Due dei nostri allievi, concluse le testimonianze, hanno offerto, ai graditi ospiti, due colombe pasquali, segno della nostra cultura religiosa e civica, per esprimere l’incontro, l’accoglienza e la possibilità concreta di promuovere, costruire e fondare una società pacifica, democratica, giusta e solidale. Dopo i ringraziamenti gli allievi della Montessori, su invito della dott.ssa Bertolami, hanno disegnato le loro emozioni per fare memoria di ciò che è avvenuto. Di seguito alcune foto che sintetizzano i momenti più significativi dell’incontro.

L’addetto stampa: Elisabetta Fort

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