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Perchè ricordare?

Per riflettere sull’importanza della memoria di una delle pagine più buie della storia dell’umanità

Perché ricordare? Per riflettere sull’importanza della memoria di una delle pagine più buie della storia dell’umanità

É successo solo 70 anni fa eppure non tutti ricordano

olocauso

Il Giorno della Memoria è stato istituito per legge nel 2000, portando anche l’Italia ad aderire alla proposta internazionale che proprio in questa data vuole ricordare le vittime dell’olocausto. Perché proprio il 27 gennaio? Lo spiega il primo articolo che così recita: «La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”. Il nostro istituto ha voluto onorare le vittime del nazionalsocialismo, del fascismo e dell’olocausto, non limitandosi a ricordarle solo il 27 gennaio, in cui è stato osservato un minuto di silenzio alle 12, ma istituendo la settimana della memoria dal 5 al 10 febbraio, per evitare una lettura frettolosa e retorica dell’accaduto e concedere ai giovani studenti un tempo più disteso per analizzare concetti così forti e complessi; sono state realizzate, perciò, nel corso della settimana, iniziative didattiche volte a far conoscere agli allievi i fatti e gli eventi storico-politici che portarono alla Shoah. Le attività promosse dai tre ordini di scuola sono state realizzate con modalità e tempi diversi, tenendo conto dell’età degli alunni e avendo come obiettivo comune la costruzione di una cittadinanza attiva e responsabile, che vede nella diversità una risorsa e non un male da abbattere. Le docenti dell’infanzia hanno messo in campo azioni educative tese a sviluppare nei piccoli discenti la progressiva capacità di costruzione di atteggiamenti positivi, di collaborazione e di responsabilità per promuovere la cittadinanza, che si esprime nello scoprire gli altri e i loro bisogni e nel saper gestire i contrasti attraverso regole condivise. Gli alunni della quinta primaria hanno affrontato la tematica assistendo alla proiezione del film: “Il bambino con il pigiama a righe, cui è seguito un momento di commento e riflessione; le insegnanti delle altre classi, invece, hanno svolto attività finalizzate a promuovere il  confronto, pur mantenendo la diversità di ognuno, per favorire la crescita di futuri cittadini, in grado di avere atteggiamenti di solidarietà, pace e rispetto dei diritti umani. Le classi della secondaria, guidate dalle docenti di italiano e storia, sono state invitate a riflettere e a discutere sull’argomento attraverso manuali di storia, visione di passi tratti dalle testimonianze degli ebrei sopravvissuti, poesie, stralci di diario, video, film e documentari, lettura di articoli giornalistici che hanno attestato il rapporto fra l’importanza della memoria e l’uso dei simboli del passato nella società dell’informazione e documentato l’atteggiamento non consono ai luoghi della memoria di alcuni turisti dei giorni nostri. I giovani allievi hanno organizzato dibattiti, costruito power point, steso riassunti e testi argomentativi, dove hanno espresso i rischi dell’ideologia totalitaria, che immaginava un mondo privo di diversità, quanto sia importante essere educati alla costruzione di valori civili, sociali e democratici condivisi per esorcizzare atteggiamenti di razzismo, antisemitismo e xenofobia, ma anche quanto la politica di accoglienza possa orientare e condurre la collettività ad assumere atteggiamenti di apertura al diverso e al confronto culturale. La nostra generazione ha conosciuto l’olocausto solo attraverso libri, documentari e film; non corriamo il rischio che rimanga solo un racconto, magari messo in dubbio dal punto di vista storico, come vorrebbero i negazionisti: evitiamo che accada ciò facendo memoria.

L’addetto stampa: Elisabetta Forti

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